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AL QAEDA e il progetto del Grande Califfato




In tempi recenti, alti esponenti del Governo USA hanno parlato del progetto di Al Qaeda di creare un “Grande Califfato” islamico, comprendente numerosi paesi africani, europei, medio-orientali e asiatici.


Cosa vuol dire, e come stanno esattamente le cose?


Il concetto di “Grande Califfato” nacque in seno all'Impero Ottomano, dominato dai sultani turchi, che comprendeva numerosi territori nell'Europa sud-orientale, nel Nord Africa e in Medio Oriente e che si colloca temporalmente a partire dal 1299 fino al 1922.


Questa cartina evidenzia le linee di espansione dell'Impero Ottomano:




calip_html_3dfc6b1e.gif Cartina dell'impero ottomano


Il progetto prevedeva di riunire tutti i paesi musulmani creando un unico, grande califfato a guida ottomana, che andava dal Marocco all'Indonesia, passando per vasti territori dell'Africa Centrale, dell'Europa Sud-Orientale, dell'Asia Centro-Meridionale.


A partire dai primi anni del XX secolo, l'Impero Ottomano iniziò un progressivo declino, e pochi anni dopo la fine della I Guerra Mondiale, nel corso della quale la Turchia era stata alleata alla Germania, fu definitivamente sciolto, nel 1922. Due anni più tardi, il 3 marzo del 1924, l'Assemblea Nazionale turca abolì definitivamente il Califfato Ottomano.[1]



Se la storia ufficiale del Califfato Ottomano finisce nel 1924, i suoi principi ispiratori gli sopravvissero.

Infatti, i numerosi movimenti che erano nati per la preservazione del Califfato Ottomano (fra i più attivi c'era il “Khilafat” che operava addirittura dall'India) continuarono la loro opera invocando la rinascita di un Grande Califfato sull'esempio di quello Ottomano.[2]



Il sogno del Grande Califfato è stato quindi mantenuto vivo negli animi di gran parte degli arabi, senza soluzione di continuità.



Nel 1952, il movimento “Muslim Brotherhood” (Fratellanza Musulmana) operante in Egitto, tentò di stabilire un punto di partenza per la rinascita del Califfato: 30,000 famiglie si insediarono sulla montagna di Muqattam nei pressi del Cairo, per dar vita all'embrione di una grande comunità musulmana senza confini territoriali.



L'iniziativa fu repressa, due anni dopo, dalle autorità egiziane, ma nel corso degli anni il movimento della Fratellanza Musulmana, che era nato come movimento fondamentalista pacifico, evolvette in una corrente di pensiero che abbracciava la lotta armata, e che si diffuse rapidamente dall'Egitto agli altri paesi del mondo arabo.



Il nuovo motto del movimento, diventò questo:



“Allah is our objective. The Prophet is our leader. Qur'an is our law. Jihad is our way. Dying in the way of Allah is our highest hope.”[3]

(“Allah è il nostro scopo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra Legge. La Guerra Santa è il nostro strumento. Morire in nome di Allah è la nostra speranza più grande”).



Era nato il terrorismo fondamentalista islamico, come lo conosciamo oggi, e una delle primissime organizzazioni nate sotto questa nuova bandiera fu quella di Hamas, in Libano.[4]



Principale fautore della trasformazione della Fratellanza Musulmana fu lo scrittore egiziano Sayyd Qutb, giustiziato nel 1966 dalle autorità egiziane.



Gli scritti di Qutb influenzarono notevolmente Osama Bin Laden, fondatore e capo della rete terroristica Al-Qaeda.[5]



Il progetto del Grande Califfato è caro ad Osama Bin Laden e ad Al-Qaeda: persino il manuale di addestramento dell'organizzazione apre il capitolo di “Introduzione” con un richiamo esplicito allo scioglimento del Califfato Ottomano del 3 marzo del 1924 e alla frammentazione del mondo islamico. La CIA era riuscita a procurarsi una copia di questo manuale già dal 1996 e nel 2001 anche la polizia inglese ne aveva trovato una copia digitale su un computer utilizzato da alcuni terroristi.[6]



Nel 1997 Osama Bin Laden aveva espresso chiaramente, nel corso di un'intervista resa al giornalista Peter Arnett, che era preciso dovere di ogni musulmano quello di combattere contro gli “infedeli” in tutti quei paesi che fanno parte del “Mondo Islamico”: lo Ummah.[7]



Nella “Lettera al popolo americano”, diffusa tra le comunità islamiche nel novembre del 2002 attraverso Internet, e attribuita a Osama Bin Laden, si afferma che uno degli scopi principali di Al-Qaeda è quello di liberare lo “Ummah” dai governi infedeli:



“The removal of these governments is an obligation upon us, and a necessary step to free the Ummah, to make the Shariah the supreme law and to regain Palestine. And our fight against these governments is not separate from our fight against you”.[8]



“Ummah”, così come riportato anche nel Corano, è il concetto dell'intero mondo islamico unificato, guardato con costante attenzione anche da parte della cultura islamica moderna e correntemente utilizzato per indicare il complesso delle comunità islamiche (statali e non) nel mondo.[9]



Il programma di Al Qaeda è stato anche oggetto di una relazione presentata al Congresso americano nel 2004 da uno dei massimi esperti di questioni mediorientali, l'analista Cristopher M. Blanchard, e di una accurata analisi redatta nel 2005 dallo scrittore e analista J.M. Berger.




Immagine tratta dalla relazione dell'analista Berger Immagine tratta dalla relazione dell'analista Berger.


Sopra, secondo l'analisi di Berger, in nero sono evidenziati gli Stati che costituirebbero l'obiettivo a medio termine di Al Qaeda, in verde quelli che potrebbero rientrare nel Grande Califfato a lungo termine.[10]



Il sogno del ritorno del Grande Califfato, teorizzato da Qutb e fatto proprio da Al Qaeda, è diventato la base ideologica di tutti i gruppi terroristici che si riconoscono in questa rete.[11]



Questa visione è teorizzata anche da ambienti della cultura e società islamica che (almeno a parole) ne auspicano una realizzazione pacifica, ma molti studiosi e ricercatori la giudicano una semplice utopia. Di certo non piace ai governi (islamici e non) i cui territori sono interessati a tale progetto, la cui realizzazione avrebbe come inevitabile conseguenza la soppressione delle rispettive sovranità statali. Questa avversione si è spesso tradotta in vera e propria repressione delle idee e dei testi che sostengono tali teorie.[12]





Conclusioni



Il Grande Califfato non è un'invenzione occidentale per sollevare lo spauracchio dell'integralismo islamico: è una visione che permea larghi strati delle società islamiche sin dallo scioglimento del Califfato Ottomano, ed è stata fatta propria da Al Qaeda e dalle organizzazioni terroristiche islamiche che in essa si riconoscono.



Ciò è confermato da oltre ottanta anni di storia, nonché dalle fonti, dai documenti, dalle dichiarazioni degli stessi terroristi e dalle analisi degli esperti: una mole di evidenze di cui abbiamo elencato solo una piccola parte in queste righe.



Anche la scia di sangue degli attentati terroristici (spiccano in particolare quelli in India e nel Nord Africa proprio in tempi recenti) disegna in modo impressionante i contorni del Grande Califfato teorizzato da Qutb mezzo secolo fa.



E' evidente che questo progetto è una grande utopia, un sogno irrealizzabile perché è osteggiato da tutti i paesi che ne dovrebbero far parte e che non intendono certamente rinunciare alla propria sovranità; è incompatibile con il mondo moderno ed è criticato da una larga parte del mondo culturale e sociale islamico di oggi.



Pur tuttavia, esso rappresenta una sorta di collante che consente ad Al Qaeda di tenere assieme gran parte dei gruppi terroristici islamici sotto un unico obiettivo, e la sua vera pericolosità sta proprio in questo.



Il problema, quindi non è il Califfato in sé. Il problema non è chi crede in questo sogno. Il problema è chi è convinto di poterlo realizzare con la Jiahd: la “Guerra Santa”, combattuta a colpi di sanguinosi attentati.






Aggiornamento del 5 settembre 2007.




Una significativa conferma che il progetto del Califfato è un obiettivo perseguito con convinzione dagli integralisti islamici, ci viene da una fonte che è stata al centro di una vicenda che ha interessato direttamente l'Italia.



Qualcuno ricorderà l' "Imam di Carmagnola", il religioso islamico di origine senegalese che fu espulso nel 2003 dall'allora Ministro dell'Interno Pisanu, perché accusato di fomentare attività terroristiche e di essere strettamente collegato a Osama Bin Laden. Il provvedimento fu poi annullato dal TAR,



Per rinfrescare la memoria postiamo alcuni link: RaiNews , Il Giornale, Repubblica.



Nel sito Internet dell' Imam (http://qital.splinder.com) il religioso, dal Senegal e in lingua italiana, il 4 settembre 2007 ospita un articolo ("Il Potere non appartiene che ad Allah") firmato da Abu Hamza al-Muhajir , leader proclamato di Al-Qaeda in Iraq, nel quale leggiamo:



"Oh Musulmani monoteisti, oh Mujâhidîn attraverso il mondo… Annunciamo oggi la fine di una fase del Jihâd, e l'inizio di una nuova fase importante, inaugurando il progetto dello stabilimento del Califfato Islamico, per restituire all'Islâm la sua Gloria.

...


Oh Monoteisti… Annunciate la buona novella… Per Allah, non ci riposeremo dal Jihâd che una volta all'ombra degli olivi di Roma, dopo aver fatto saltare la Casa degli impuri, chiamata Casa Bianca.

...


Annuncio di aver ormai posto sotto l'autorità dello Stato Islamico dell'Irâq, tutte le formazioni che abbiamo stabilite, ivi compreso il Consiglio Consultivo dei Mujâhidîn, che rappresento a nome dei miei fratelli del Consiglio. E pongo al vostro servizio e sotto il vostro comando diretto 12.000 combattenti rappresentanti l'Esercito di Al Qa'ida, tutti hanno prestato giuramento di morire nel sentiero di Allah. Vi sono altri 10.000 combattenti, il cui equipaggiamento non è ancora pronto, e i cui occhi piangono di tristezza a causa del fatto che non hanno nulla da dispensare (nella Via di Allah)."



I riferimenti al progetto del Grande Califfato sono evidenti, così come è evidente l'invocata estensione, che giungerebbe all'ombra degli ulivi di Roma. Si noti anche che la distruzione della Casa Bianca è posta come obiettivo preliminare al raggiungimento dello scopo.



E quest'ultima circostanza richiama alla mente quanto scritto nel Rapporto della Commissione Indipendente sui fatti dell'11 settembre 2001, a pag. 48, che definisce Osama Bin Laden come "organizzatore di un nuovo tipo di guerra con il fine di distruggere l'America e di convertire il mondo all'Islam" (" organizer of a new kind of war to destroy America and bring the world to Islam").



Parole che i membri della Commissione scrivevano nel 2004 e che oggi i testi di al-Muhajir inequivocabilmente confermano.





Aggiornamento al febbraio 2008: il blog sopra citato, curato dall'ex-Imam di Carmagnola, è stato oscurato per intervento della DIGOS di Verona, cui va il nostro sincero apprezzamento per l'operazione effettuata.







Note



1. Enciclopedia Britannica; MSN Encarta. ^

2. Story of Pakistan, Khilafat Movement [1919-1924]. ^

3. FAS. ^

4. Nabeel T. Jabbour, 1994. ^

5. Robert Irwin, "Is this the man who inspired Bin Laden?" (The Guardian, 1 november 2001); Crono911 e fonti ivi citate. ^

6. Manuale di Al-Qaeda; Washington Post, "Detainees Used Al-Qaeda Prison Manual, Report Says", 20 luglio 2006. ^

7. Arnett, P, 1997, "Interview with Osama bin Laden", CNN. ^

8. Guardian, "Full text: bin Laden's 'letter to America'", Observer Worldview Extra, 24 novembre 2002. ^

9. International Institute of Islamic Thought; Hummah.com; Hummah Pulse; UWT. ^

10. Relazione CRS; Analisi Berger. ^

11. CSM 2006; Jared Field, 2006. ^

12. The Guardian, "The return of the caliphate" (Osama Saeed, 1 novembre 2005); The Caliphate; Akbar 2006; Reuters. ^


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