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28/12/2007 1.10

Bhutto.jpg

Nata nel 1953, laureata ad Harvard, Benazir Bhutto era stata per due volte primo ministro del Pakistan.

Accusata di corruzione, nel 1998 aveva abbandonato il Paese e si era trasferita in Dubai.

Da allora la situazione politica pakistana ha conosciuto numerosi cambiamenti. Il Paese stava diventando una potenza nucleare (per inciso, era stato proprio il padre di Benazir, all'epoca primo ministro Zulfiqar Ali Bhutto, ad avviare il programma nucleare pakistano nel 1972) e proprio nel 1998 aveva effettuato i suoi primi test atomici.

Proprio a causa del programma nucleare, le relazioni tra Stati Uniti e Pakistan si erano fatte molto tese.

Ancora nel 1998 Al-Qaeda pubblicava la sua "dichiarazione di guerra" contro gli Stati Uniti, peggiorando la posizione internazionale del Pakistan i cui servizi segreti erano sospettati e accusati di collaborare con Osama Bin Laden e la sua rete terroristica.

Nel 1999 il generale Pervez Musharraf era diventato Presidente del Pakistan con un colpo di stato.

Nel 2001, dopo gli attentati dell'11 settembre, Musharraf aveva imposto un radicale mutamento alla politica di contenimento e tolleranza seguita fino a quel momento nei rapporti con l'integralismo islamico. La decisione era frutto della forte pressione internazionale conseguente agli attentati di Al-Qaeda, ma soprattutto dell'esigenza americana di impedire che i guerriglieri fondamentalisti in fuga dall'Afghanistan trovassero rifugi e appoggi in Pakistan.

Da quel momento il governo pakistano e lo stesso Musharraf entrarono nell'elenco degli obiettivi di Al-Qaeda

Nei primi giorni di ottobre del 2007, Musharraf aveva concesso un'amnistia per i reati commessi dalla Bhutto, consentendole così di rientrare in patria e di assumere la guida del principale partito di opposizione (il PPP), in seno al quale candidarsi alla presidenza del Paese in vista delle elezioni dell' 8 gennaio 2008.

La Bhutto presentava un programma politico basato sulle riforme sociali ed economiche, sulla piena democratizzazione del paese, sull'eliminazione delle discriminazioni di religione e di sesso e sulla lotta contro il terrorismo. La donna rappresentava, agli occhi di molti, la persona giusta per traghettare il Paese verso una democrazia di tipo occidentale e pertanto godeva dei favori di buona parte della comunità internazionale ed in particolare degli Stati Uniti.

Un sondaggio, ordinato dall' International Republican Institute di Washington (organismo legato al partito repubblicano statunitense) aveva evidenziato che la stragrande maggioranza dei pakistani era contraria a una rielezione di Musharraf.

Queste premesse sono importanti per comprendere alcuni aspetti fondamentali:

1) La Bhutto era favorita alle elezioni dell'8 gennaio 2008;

2) Musharraf ha dovuto piegarsi alle pressioni internazionali in materia di lotta al terrorismo ma la Bhutto prometteva di andare oltre, agendo anche a livello sociale per una democratizzazione del paese;

3) Dal punto di vista del fondamentalismo islamico, sia Musharraf che la Bhutto erano "nemici", ma la seconda costituiva una minaccia più ampia e profonda;

4) Musharraf non poteva evitare queste elezioni e non poteva evitare il confronto con la Bhutto, se voleva legittimare il proprio potere di fronte alla comunità internazionale;

5) Gli Stati Uniti avevano tutto l'interesse a una vittoria della Bhutto che avrebbe consentito di avviare un vero processo di democratizzazione del paese secondo standard occidentali.

Al-Qaeda (e qui ci riferiamo non solo all'organizzazione in senso stretto, ma anche alla galassia di gruppi fondamentalistici che in essa si riconoscono) aveva tentato di uccidere la Bhutto già al suo arrivo in Pakistan, il 18 ottobre 2007. Un attentato esplosivo lungo il tragitto del corteo che la riportava a casa, aveva provocato circa 140 morti e centinaia di feriti. Un vero bagno di sangue al quale, però, era scampata.

La Bhutto ha però commesso un grave errore in conseguenza di quell'attentato: ha accusato senza mezzi termini i servizi segreti di Musharraf.

Ora, non c'è dubbio che elementi più o meno influenti dei servizi segreti e dell'apparato governativo e militare potessero avere interesse a colpire la Bhutto (ma questa ipotesi, per quanto logica e ragionevole, al momento non è supportata da alcun riscontro oggettivo) ma di sicuro non è stata una mossa prudente quella di cavalcare questa ipotesi.

Con quelle dichiarazioni, la Bhutto ha regalato ad Al-Qaeda un'ulteriore, ottima ragione di eliminarla: prendere due o più piccioni con una fava.

Eliminando la Bhutto in questo contesto, infatti, Al-Qaeda si assicurava di togliere di mezzo un micidiale avversario, di alimentare un clima di sospetto e di tensione contro l'altro suo nemico Musharraf, di spaccare e destabilizzare il paese più di quanto già non lo sia, di dare ampi spazio di consenso ai fondamentalisti che si oppongono al governo.

Se questo giochetto sia riuscito o meno, lo sapremo nel prossimo futuro, ma intanto l'uccisione della Bhutto è stata conseguita, con un attentato suicida che ha lasciato sul terreno decine di altre vittime.

La tragedia impone importanti riflessioni.

La prima è che il terrorismo va affrontato con compattezza: le tensioni sociali e politiche e i conflitti di potere nell'ambito di uno Stato, lo rendono estremamente vulnerabile nei confronti del fondamentalismo politico e religioso, che sfrutta quelle spaccature per amplificare gli effetti sociali e politici dei propri attacchi.

La seconda è che Al-Qaeda e il terrorismo fondamentalista in genere continuano a colpire con estrema precisione e forza in Africa, in Medio Oriente e in Asia. La lotta al terrorismo è ancora ben lontana dal conseguire un accettabile risultato e tale risultato non può prescindere da una piena stabilizzazione dell'Afghanistan e del Pakistan che assicuri il controllo del territorio e in particolare della fascia di confine tra i due Stati.

La terza è che la prevenzione, la repressione e il contrasto militare hanno efficacia solo là dove il contesto sociale e territoriale impediscono al fondamentalismo di contare sul sostegno di frange più o meno ampie di popolazione e di istituzioni. Negli altri casi, la soluzione - prima ancora che militare e repressiva - dev'essere necessariamente politica e sociale.

La quarta è che la comunità internazionale deve fare di più e meglio. Sinora il compito di gestire seriamente il problema su scala globale è stato in capo agli Stati Uniti che però non riescono ad affrontarlo efficacemente con strumenti che non siano solo quelli militari. L'Europa, le Nazioni Unite, le altre superpotenze, devono entrare nella partita assicurando il proprio peso e la propria esperienza in termini di interventi sociali, politici, economici, diplomatici. Le due capacità (militare e politica) devono agire sinergicamente, la prima deve fornire la cornice di sicurezza in cui deve operare la seconda.

Finchè una parte del mondo starà combattendo a colpi di cannoni e di bombe e l'altra si limiterà a rilasciare dichiarazioni e comunicati, il terrorismo non sarà sconfitto.

 

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Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

Ottima sintesi pero' ieri ho sentito un commentatore su TG24 e spiegava che il Pakistan non e' pronto a una innovazione di questa grandezza, riferito ai progetti della Bhutto. Io ci ho pensato e trovo che abbia ragione. Probabilmente il Pakistan non e' pronto per una democrazia e Musharraf e' piu' adatto in questo periodo storico.
Auguri di buon 2008 a tutti.

Da Miki a   28/12/2007 15.52

Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

Probabilmente il Pakistan non è pronto a una vera democrazia, e probabilmente Musharraf assicura la stabilità e il controllo necessari in questo periodo... concordo.

Dobbiamo però chiederci se il Pakistan sarà mai pronto per questo.
Io credo che nessun paese è mai pronto per le grandi mutazioni, ma non è una buona ragione per rimandarle all'infinito. Arriva un momento in cui devono accadere, e accadono. Qualche volta si risolvono bene, qualche volta no. In effetti è proprio l'esito a stabilire se il paese era pronto o meno, ma possiamo saperlo solo dopo. La Germania era pronta all'unificazione? Tre quarti degli analisti rispondevano no, prima che avvenisse. E' avvenuta, ed ha funzionato.

Ma in ogni caso, se il paese - e quindi il suo popolo - non è pronto, basta votare il candidato sostenuto da Musharraf anzichè la Bhutto.
Non c'è bisogno di uccidere quest'ultima, intendo dire.
Se ciò è successo, probabilmente qualcuno temeva che il paese fosse pronto.
;-)

Da John - Webmaster a   29/12/2007 2.15

Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

Ciao a tutti. La Bhutto non é sicuramente quella grande eroina che dipingono i suoi sostenitori. Ricordiamoci che era una donna che ha commesso gravi atti illegali contro il suo popolo. Martire sì ma fino a un certo punto, dice la sottoscritta!
Buon anno!

Da Elena a   31/12/2007 17.45

Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

Buon anno a tutti! L'attentato contro Benazir Buhtto dimostra che al-Qaeda è molto forte in quella regione e bisogna agire per estirparla. Il controllo della fascia a ridosso dei due paesi (Pakistan e Afghanistan) richiede uno sforzo militare di natura offensiva e non di semplice contenimento. Le riforme sociali e quelle economiche non possono funzionare se si lasciano zone franche ai terroristi.
F.L.

Da Francesco a   01/01/2008 11.34

Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

Concordo al 100 per 100 con le considerazioni di Crono911 ma anche con i commenti ! Ottime riflessioni ! PS: Buon 2008 !!!!

Da Alex a   02/01/2008 0.34

Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

I vostri post non sono commentabili, ma il culmine lo raggiungiamo quando si afferma "Martire si, ma fino a un certo punto..." è un pò come dire "sono un pò incinta". Essere Martire è essere Martire, non esistono gradi di martirio o Martiri più o meno bravi. La Bhutto, comunque, non credo sia un Martire, è stata una persona che ha avuto il coraggio di dire quello che pensava e per questo è morta in nome di un idea. E' morta quindi da persona libera in un paese dove la libertà non abita e, a mio parere, questo è l'eredità più importante che lascia al suo popolo e al mondo intero.

Grazie

Da Roberto a   18/03/2008 11.30

Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

Al Qaeda è un nome. In Pakistan dovreste controllare i fatti:
1. Trattasi di un Paese artificiale, che sta insieme con lo sputo. Ci sono diverse etnie (almeno 4 le principali)
2. Una delle maggiori (entrate illegali) è il traffico di oppio e derivati...
3. La famiglia Bhutto è stata più volte al centro di indagini per il suo ruolo nel narcotraffico. Fosse ancora vivo Zulfiqar (padre di Benhazir, ucciso dal ditattore filoUSA Zia Ul Haq) beh, lasciamo perdere, lui era uno statista, non un manutengolo.
4. Alla fine è stato rieletto Musharraf, che ha garantito i soliti privilegi tribali a tutti gli interessati.
5. Per la cronaca, nel civilizzato Pakistan vige ancora la legge sulla blasfemia, (una versione particolare della sharia). Ossia i poveri subiscono e i ricchi si arricchiscono nei loro bei costumi occidentali.
6. La Bhutto era vista come una via di mezzo tra una Santa e una ... però la maggior parte della popolazione conosceva i suoi intrallazzi...

Infine... Non è stata certo una martire. E' rientrata nel Paese soprattutto per i suoi interessi, e qualcuno nella casta militare (che in Pakistan è la vera spina dorsale del Paese) ha deciso di eliminarla. Non certo quel pacioccone di Musharraf...

Da Elliott Ness a   25/07/2008 22.42

Re: L'assassinio di Benazir Bhutto

Le teorie sono teorie, Elliott.
I fatti, al momento, sono ancora quelli che la Bhutto è stata assassinata dal terrorismo islamico di Al-Qaeda.
Punto.

Da 1509731@aruba.it a   04/11/2008 22.59

  
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