Nel gennaio del 1991 il Presidente somalo Mohamed Siad Barre fu deposto dai vari clan ribelli ed il paese cadde in uno stato di confusione e di guerra civile, che nel giro di un anno provocò la morte di oltre 100.000 persone. I capi-clan, che la stampa occidentale chiama "I signori della guerra", si dettero battaglia per la conquista del potere, dilaniando il paese e impedendo qualsiasi processo di normalizzazione.
Le Nazioni Unite decisero di intervenire con un'operazione dai molteplici scopi: assicurare la pacificazione, catturare o eliminare i "ignori della guerra", assicurare la distrubuzione di medicinali e viveri alle popolazioni stremate. Il contingente ONU era composto da forze armate di vari paesi, tra i quali gli USA, che però nel 1994 decisero di ritirare i propri soldati, a causa delle pesanti perdite subite nel corso delle operazioni militari.
Nel 1995 anche le altre forze internazionali furono costrette ad abbandonare il paese, con un'operazione di recupero la cui sicurezza fu garantita dai Marines americani.
Nel 1998 le ambasciate USA a Nairobi (Kenya) e a Dar Es Salaam (Tanzania) furono oggetto di attentati esplosivi che uccisero oltre 200 persone. Le indagini consentirono di attribuire la responsabilità a cellule di Al-Qaeda operanti dalla Somalia: alcuni terroristi collegati agli attentati furono catturati in Somalia nel 2003 e consegnati alle autorità americane.
Nel 2004, dopo lunghe trattative promosse dalle Nazioni Unite, le varie fazioni somale si accordarono per instaurare un nuovo governo nel paese, alla guida del presidente Yusuf.
Nel 2005, il leader islamico somalo Hassan Dahir Aweys annunciò l'intenzione di trasformare la Somalia in un paese islamico, e avvertì che non sarebbe stata tollerata la presenza di forze armate straniere nel paese.
Nei primi mesi del 2006 la situazione in Somalia vede contrapposte la fazione delle "Corti Islamiche", capeggiata da Aweys e appoggiata dall'Eritrea, e la fazione dell'"Alleanza contro il Terrorismo" finanziata dagli Stati Uniti e appoggiata dal Presidente somalo Yusuf e dall'Etiopia.
Il 5 giugno del 2006 le Corti Islamiche conquistano Mogadiscio, ed il 30 giugno seguente un appello di Osama Bin Laden invita i guerriglieri islamici a combattere in Somalia contro gli Stati Uniti ed i loro alleati.
Il 18 settembre del 2006 il Presidente Yusuf sfugge a un attentato suicida.
Il 30 novembre del 2006 il Parlamento dell'Etiopia decide di intervenire militarmente contro le Corti Islamiche in Somalia e contro le truppe eritree che le supportano.
Arriviamo quindi a questi giorni di dicembre, nel corso dei quali le forze armate dell'Etiopia sembrano aver preso saldamente il controllo dell'iniziativa militare, costringendo le Corti Islamiche a ritirarsi e ad asserragliarsi in Mogadiscio.
Se le previsioni degli analisti saranno confermate dai fatti, i militari etiopici dovrebbero aver buon gioco nel riuscire a sconfiggere le milizie delle Corti Islamiche, condizione necessaria affinchè il governo di Yusuf possa riprendere il controllo del paese.
A livello internazionale non si nasconde la preoccupazione che l'Etiopia decida di non ritirare in tempi brevi le proprie truppe al termine delle operazioni militari, determinando uno squilibrio degli assetti politici nell'area e provocando una reazione armata dell'Eritrea.
Ma quello che qui preme sottolineare è che l'intervento militare dell'Etiopia costituisce un importante successo della strategia del governo americano, perché ha consentito di contenere – e probabilmente respingere – la penetrazione dell'estremismo islamico in quella regione, senza necessità di mettere in campo le proprie forze armate.
Questa linea d'azione – che per certi versi è già stata attuata con successo in Afghanistan nel 2001 – si contrappone a quella dell'intervento diretto, attuata nei confronti dell'Iraq nel 2003, che si è rivelata terribilmente costosa in termini economici, di vite umane e di consenso internazionale.
L'evoluzione della crisi somala dimostra che il Governo USA ha ripreso a perseguire la strategia di lotta globale al terrorismo internazionale in generale ed al Al-Qaeda in particolare, badando a non ricascare negli errori commessi in Iraq e superando l'impasse patita proprio a seguito del degenerarsi della situazione irakena post-invasione.
La Somalia, quindi, si innesta in quel percorso geo-strategico finalizzato ad estirpare il terrorismo impedendogli di approfittare di “zone franche” nelle quali accrescersi ed organizzarsi.
Ci auguriamo che all'intervento militare dell'Etiopia possa far seguito un processo di normalizzazione e di consolidamento delle autorità governative locali, che riesca ad assicurare condizioni di vita dignitose e sicure alla popolazione somala, nel rispetto dei principi di autodeterminazione: queste sono le condizioni minime per evitare che l'integralismo islamico possa nuovamente attecchire vanificando anche questa opportunità.
Fonti utilizzate:
OLF Statement del 04.12.2006
Associated Press del 21.12.2006
TIMES del 22.12.2006
WarNews del 15.06.2006
CNN del 25.12.2006
CNN del 26.12.2006