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 Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco Minimize
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Posted by: Administrator Account 08/02/2007 19.07

C'è un grande insegnamento che perviene dai lavori dell'inchiesta della Commissione Indipendente sui fatti dell'11 settembre: di fronte a un evento che ha determinato la morte di circa tremila persone e la distruzione del World Trade Center, simbolo di New York e degli Stati Uniti, e che ha segnato il fallimento dell'intelligence americana, dei servizi investigativi anti-terrorismo e della difesa aerea militare, nessuno ha cercato di addossare a una o più persone singole quelle responsabilità che invece appartenevano a tutto il sistema, e che affondavano le proprie radici in anni e anni di errori e di sottovalutazione della minaccia.

Sarebbe stato semplice accusare il generale Caio, o il controllore di volo Tizio, o il ministro Sempronio.

Semplice, ma ingiusto, perchè la colpa era di stata di tutti in generale, ma di nessuno in particolare.

E' stata, quindi, una decisione giusta e coraggiosa, che ancora oggi è fonte di roventi polemiche avanzate da numerosi familiari delle vittime di quegli attentati (e questo è comprensibile: non è facile accettare che nessuno paghi per una simile tragedia) ed è uno dei cavalli di battaglia dei teorici della cospirazione.

Sul caso Calipari la Giustizia italiana ha fatto l'opposto: qualunque sia la verità dei fatti, è fondamentale accusare qualcuno. Se poi quel qualcuno è un militare americano, tanto meglio.

Come si ricorderà, la sera del 4 marzo 2005 il funzionario dei servizi segreti Nicola Calipari era a bordo di un'autovettura, condotta da un altro agente segreto, che trasportava la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, appena liberata dai suoi sequestratori, in Iraq.

L'autovettura percorreva la strada che portava all'aeroporto di Baghdad, dove un aereo militare era pronto per evacuare la giornalista, quando incappò in un posto di blocco predisposto dall'esercito americano. L'autovettura non si fermò e fu fatta segno di alcuni colpi di armi automatiche. Calipari restò ucciso, la Sgrena fu ferita.

Sulla vicenda sono state svolte due inchieste, una americana e una italiana.

Secondo la ricostruzione americana, gli italiani non avevano avvertito nessuno del loro arrivo, e l'autovettura di Calipari ignorò i segnali di avvertimento dei militari americani e non rallentò la propria andatura, valutata in non meno di 80 km/h. Dopo alcuni colpi di avvertimento, poichè l'auto non accennava a fermarsi o rallentare, i militari fecero fuoco contro di essa. I comandi americani hanno concluso che i loro militari osservarono le regole di ingaggio in vigore.

La ricostruzione italiana conferma che non fu fatto avviso dell'arrivo del convoglio, ma precisa che non c'era nessun obbligo di avvisare gli americani. Secondo questa ricostruzione, l'auto di Calipari non viaggiava a più di 50 km/h e non si fermò perchè il posto di blocco non era stato adeguatamente segnalato. Conclude pertanto che l'incidente fu causato dalla mancanza di segnaletica e dall'inesperienza dei soldati americani.

I due rapporti sono facilmente reperibili in rete, e noi li abbiamo letti entrambi.

Anche a voler scartare completamente la ricostruzione americana e fare affidamento solo su quella italiana, appare evidente che se c'è stata una colpa, essa non va certo ricercata nella persona che quella sera ha premuto il grilletto, ma semmai in chi aveva la responsabilità di quel posto di blocco e non aveva provveduto a predisporre una adeguata segnaletica di avvertimento.

Ma c'è di più.

Il rapporto italiano, infatti, a pag. 47 spiega che l'autovettura di Calipari sbucò da una rampa, che si trovava a 120 metri dalla posizione dei militari, al buio. Quando i militari americani videro l'auto, essa si trovava quindi a 120 metri di distanza.

Ora, 120 metri, a 50 km/h, si percorrono in appena 8 secondi e mezzo (a 80 km/h il tempo si riduce a poco più di 5 secondi).

In questi 8 secondi, i militari americani hanno visto l'auto, hanno puntato su di essa un faro luminoso molto potente (sul punto tutte le fonti sono concordi), hanno sparato alcuni colpi di avvertimento (anche su questo punto le fonti concordano) e hanno dovuto decidere se sparare contro l'auto oppure no (rischiando - se fosse stata un'autobomba kamikaze - di morire tutti).

Questi sono dati di fatto, non teorie.

Come si può pretendere di giudicare, in un contesto simile, il comportamento del soldato Mario Lozano che era responsabile della mitragliatrice e pertanto colui che in pochi secondi doveva decidere se sparare o se rischiare di morire assieme ai soldati che aveva il compito di proteggere?

A voler proprio cercare il pelo nell'uovo, sarebbe stato più corretto mettere sotto accusa il comandante della squadra (per non aver adeguatamente posizionato e segnalato il posto di blocco) o meglio ancora chi aveva ordinato a quella squadra (che non disponeva di cartelli di segnalazione) di posizionare il posto di blocco in quel punto e in quel modo.

E invece no. Chi finisce rinviato a giudizio? L'ultima rotellina dell'ingranaggio, il soldato che ha premuto il grilletto.

Motivo? E' l'unica persona contro la quale si può configurare il reato di omicidio volontario (perchè ha premuto il grilletto), mentre per i suoi superiori al massimo si potrebbe configurare quello di omicidio colposo. E per garantire la competenza a perseguire il povero Lozano, occorre persino configurare l'ipotesi di un reato politico!

Due stratagemmi procedurali, quindi, al solo scopo di imbastire un processo contro una persona qualsiasi. L'importante, evidentemente, è che si processi qualcuno.

Il resto viene da sè: scontata, infatti, la posizione del Governo americano, che non intende concedere l'estradizione. Così, oltre al capro espiatorio, si ottiene di far fare un'altra figuraccia agli americani, cosa che certamente farà piacere in certi ambienti "nostrani".

 

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Comments (9)   Add Comment
Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By Aribandus on 08/02/2007 21.41
Concordo con tutto, e non è così difficile concordare.
Forse qualcuno non si rende conto di quanto siano 5 secondi (o 4) per decidere di morire per un autobomba, o di evitarlo. In un contesto del genere, di notte (mi sembra piovesse pure) e in quella strada, 5 secondi dalla morte sono niente, meno che nulla. Da italiano, al posto dei militari americani, non sapendo chi fosse a condurre un'auto che non si fermava (in 5 secondi nemmeno c'è il tempo di capire), avrei fatto (purtroppo) la stessa cosa. Ci tengo a rivedere la mia famiglia, e forse anche a non morire. Dopotutto non stavo in Italia, ma stavo in un paese in guerra, e cercando ogni giorno di rimandare la possibilità di crepare saltando per aria.
Fosse possibile trasferirei per 5 secondi tutti questi italiani che parlano, in Iraq, in prossimità di un autobomba che esplode facendo vittime. Magari per 6 mesi di fila. Quindi li riporterei indietro, e gli chiederei cosa ne pensano veramente, ora, sulla vicenda.

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By yos on 12/02/2007 19.26
Ciao John
Ho una domanda da porti, però è parzialmente OT.
Stavo leggendo questo
http://sulterrorismo.splinder.com/post/10876420
Dal commento 60 in avanti, è nata una questione, che si può riassumere in queste 2 domande:
1) se un militare americano compie un reato sul suolo italiano, può essere processato in Italia?
2 ) se un militare italiano commette un reato sul suolo USA, può essere processato in USA?
Poichè mi sembri un esperto del settore, ho pensato di sentire il tuo parere.L'unica cosa che sapevo era questa: in USA non esiste l'assicurazione obbligatoria per le auto, ma se un soldato USA, gira con la propria auto, per le città italiane e causa un incidente, allora la vittima del sinistro non viene rimborsata (l'auto che ha provocato l'incidente non aveva l'assicurazione). La notizia l'avevano riportata durante un servizio giornalistico in TV, ma purtroppo non ricordo su quale canale. Ma è stata trasmessa parecchio tempo fa. Davvero le cose stanno così?

Ciao yos

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By John on 13/02/2007 15.27
Come sempre, anche su questo argomento la disinformazione impera, frutto di campagne mirate a coltivare sentimenti anti-americani.
Le cose stanno così:
tutti i paesi della NATO aderiscono al "NATO Status of Forces Agreement" (NATO SOFA) in base al quale se un militare commette un reato penale, è processato dal paese di origine e non da quello di soggiorno.
Se il reato è previsto come tale solo nel paese di soggiorno, allora sarà processato nel paese di soggiorno.
Se si tratta di violazioni civili o amministrative, allora sarà competente il paese di soggiorno.
Questo vale per tutti i paesi NATO, e quindi sia per il militare americano che soggiorna in Italia, che per il militare Italiano che soggiorna in USA.

Quanto alle assicurazioni RCA, le cose sono due.
Il militare americano può viaggiare con un'auto del tutto privata, a targa privata (americana o italiana non importa): in questo caso deve essere in regola con le norme assicurative italiane, e quindi avere la Carta Verde se il veicolo è immatricolato in USA o l'assicurazione RCA se il veicolo è immatricolato in Italia, esattamente come qualsiasi privato.

I veicoli militari americani, hanno targa AFI, e i militari americani hanno possibilità di far targare un veicolo privato con targa AFI.
In questo caso, i veicoli sono sempre assicurati con una società ad hoc, la USAA Ltd di Londra, rappresentata in Italia dalla Holme & Co.
Per avere il risarcimento, basterà inviare la richiesta alla Holme oppure attraverso l'UCI di Milano, un ufficio italiano che è competente per tutti gli incidenti con veicoli a targa estera avvenuti in Italia, americani o europei o di qualsiasi nazionalità.

Rammento peraltro che il codice penale militare americano è molto più severo di quello militare o civile italiano: al momento ci sono 20 soldati americani che aspettano l'esecuzione della pena di morte, tanto per capirci.
A guardare come funziona la giustizia in Italia, credo che i soldati americani preferirebbero di gran lunga essere processati dai tribunali italiani....

Un paio di link per approfondire:

http://www.difesa.it/GiustiziaMilitare/RassegnaGM/GM+nel+mondo/Delegati+internazionali/USA.htm

http://www.holme.it/motorit.htm

Spero di esserti stato utile.

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By Marco on 20/04/2007 8.07
Come sempre vi contraddistingue la precisione dei vostri dati. Continuate così. :-)

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By Luigi on 02/05/2007 14.26
Una cosa è certa, la Signora Sgrena non doveva essere lì, punto.
Per colpa dei suoi scoop è morto il nostro Calipari, che faceva il suo pericolossisimo lavoro, e ha cambiato la vita (in peggio) ad un militare americano che faceva anche lui solo il suo dovere. PUNTO.

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By bella on 07/05/2007 15.21
La sig.Sgrena è stata sul fronte perchè voleva
che tu sapessi qualcosa che non sai...
e Calipari è morto per difendere quell'informazione.
Non esiste solo una fazione dei servizi segreti..

ps: noto che ha un ottima conoscenza della materia
Jhon. Complimeti. Un pò strano x un blogger..
Bravo.

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By 1509731@aruba.it on 07/05/2007 18.52
Innanzitutto non sono un blogger. Che poi abbia conoscenza della materia è scritto chiaro e tondo in home page.

Quanto alla Sgrena, può essere che sia stata sul fronte perchè voleva far sapere qualcosa che non si sa... o forse voleva far sapere qualcosa che non esisteva del tutto. Bisogna vedere come lo si fa, il giornalismo.

Calipari non è morto per difendere quell'informazione.
E' morto perchè faceva il suo dovere, esattamente come tutti gli altri appartenenti ai servizi segreti, che non hanno fazioni.
E se non fosse morto, Calipari sarebbe stato, per certa gente, solo un funzionario asservito ai "loschi scopi" del potere.

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By bella on 08/05/2007 16.30
bhe ancora non sono dei servizi segreti..:)
era solo una mia sensazione, tipo "secondo me è così.."
mi piace la sua sicurezza 1509731!

Re: Caso Calipari: rinviato a giudizio il militare USA che aprì il fuoco    By John (webmaster) on 09/05/2007 22.03
Sono sempre io. Ogni tanto il sistema elettronico sbaglia ed esce fuori il mio numero di matricola della CIA.
:-)


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